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Diario minimissimo

Aforismi deleteri

La poesia non è vita, ella è morte e perciò fu anche vita, ma solo nel momento in cui fu stilata; i poeti seppelliscono le loro poesie, le raccolte poetiche sono dei necrologi e solo i poeti nostalgici rifiniscono le loro poesie: non soffriamo forse per la perdita dei nostri cari? Ma non soffriamo certo per la morte di un grande uomo o di una grande donna, ciò che è simbolo svanisce solo nella memoria che per sua natura è immancabilmente caduca.


Non limitarti a dire la contraddizione, vivila e siila; allora nessuno sarà più in grado di smentirti: sempre che abbia senso smentire o essere smentiti.


La filosofia è l'arte del dubbio, e la poesia è dubbio nell'arte; chissà, ma chi sono io per dirlo?


Sillogismo: secondo la legge dei grandi numeri un discorso lungo è fallace, un discorso minimalista di conseguenza è meno probabilmente errato, dunque chi parla poco spreca meno fiato e meno rischia di nuocere a sé stesso.


Il mecenatismo non ha nulla di eccelso, è pur sempre una forma di finanziamento.


L'interesse intellettuale non è evocato da la semplicità o dalla complessità, ma dall'incompletezza; il non sapere qualcosa è una sfida insita che spinge a dover scoprire quel qualcosa, per trovarne una propria definizione che suoni concreta. Questo vale in tutti i campi del sapere : dall'ambiguità si giunge alla nozione che si evolve spinta da nuovi dilemmi. È lo stesso piacere che induce l'esploratore o il viaggiatore a visitare nuovi luoghi che mai gli saranno veramente conosciuti.


Si può parlare di oggettività solo in un'ottica impersonale, poiché i pronomi personali implicano soggettività; il problema che l'ottica impersonale è solo un'illusione plurimillenaria e di conseguenza l'oggettività è un miraggio: checché possano vaneggiare gli scienziati.


L'approccio critico della politica richiede uno sfondo culturale che possa schermare dal viscidume populista, difesa che solo un'educazione umanista di una certa profondità può fornire, una base minima di cultura non si acquisisce da un giorno all'altro; l'esercizio mentale richiesto è arduo e tanti sono gli anni di esercizio richiesto, senza contare che è un sentiero infinito. Perciò è vano biasimare chi d'essa ingenuamente s'illude.


Ragione e emozione sono i due lati della stessa medaglia, entrambi sono due approcci teorici ed incompleti del vissuto. La distinzione sta nel fatto che gli uomini cercano di razionalizzare le emozioni, mentre le donne cercano di smuovere la ragione.


Esiste l'arte della politica, ma non v'è Arte nella politica.


La retorica è lo strumento del proselito e del prete, la dialettica è la risposta dello scettico e dell'ateo; il silenzio è la soluzione del saggio e dell'agnostico.


20-21 ottobre, 12-16 novembre


A me stesso

A volte anch'io so essere essenziale...


Tale un naufrago che cinto ad un legno

sfugge il fondale e vuol di terra un segno,

così galeggio, questo è il mio regno.


10 novembre 2009


To Morpheus

Finally I achieved my first tentative of english poetry, I promised to myself the composition of a sonnet to Morpheus if he should had the complacency of letting me dream something not absurd or not disquieting, it was the case some nights ago. It's an english adaptation of italian's sonnet meter, so I don't guarantee on syllabic precision and even grammatical truthfulness.



Insomniac thoughts painted on a blank wall

eroding your will making you roll in bed

as piercing as the first winds of fall

paranoiac thoughts that never away fled,


until you get warm protected in your stall

that the mind delimits while you're abed

then Morpheus for a benign dream shall you call

invoking his pity before asleep you sled.


Nothing is troubling such as sleep's images

fading traces of repressed emotions

oblivious reminds of day's reveries,


far beyond human comprehensions

simulacrums that bond life and memories

mental mirrors of infinite introspections.


15-17 ottobre 2009


Aforismi al pc

Andare in palestra fa male: lo dimostra che uno scimpanzé è più agile e più intelligente di un gorilla, senza contare che è sicuramente meno pericoloso, magari da fastidio, ma come tutto il resto anche il fastidio è un concetto relativo.


Bisogna lasciarsi infastidire dagli altri, è un ottimo esercizio di pazienza che permette di adattarsi con relativa facilità; il vero obbiettivo però è quello di non lasciarsi infastidire da sé stessi, quella è la ginnastica mentale più difficile, adattarsi a sé stessi senza accettare tutto è uno sforzo permutante e arduo da svolgersi.


Non esiste un'arte del vivere come non esiste un'arte del respirare; la meditazione non è una componente estetica del vissuto, si può parlare di estetica ed arte del pensiero, ma si tratta sempre di un espressione materiale che null'altro è che un mezzo, la ponderazione esistenziale è un impressione interiore che si può esprimere solo con l'esempio; altrimenti si tratta di linee e curve vuote o di parole effimere.


Non sapere o ignorare non sono altro che espressioni della predispozioni al meravigliarsi e al dubitare, che lo si dica in latino o in greco antico cambia poco, ciò che è d'uopo è sapere che il sapere è solo una delle virtù o qualità, ma quello che determina sostanzialmente una persona non sta nelle forme, ma nel suo essere cosciente.


Il vento è la migliore delle cose di questo mondo, è come un sorso d'acqua ghiacciata d'estate.


L'arte è una sinuosa chimera, ma la più bella chimera è l'amore e l'arte ne é figlia.


Un filosofo è un generalista del pensiero astratto, ma come è raro trovare un buon generalista quando si è malati ad esempio in vacanza è difficilissimo, se non impossibile, trovare un pensatore che sappia veramente essere distaccato e impersonale.


È meno probabile avere paura di sbagliare che avere paura di correggersi.


Non è sfuggendo al dolore che si impara a sopportarlo, ma bisogna sfuggire il dolore insormontabile, meglio vivere col rimorso che vivere come Sisifo.


Il bello e il brutto sono solo parole, ma anche l'intelligenza e la stupidità sono sostantivi allo stesso modo.


Il silenzio non ha molto a che vedere con il suono, è una condizione mentale che può essere interrotta, perciò riguarda anche gli altri sensi.


Tutto può essere arte: un quadro, un film, un urlo, uno sguardo, una panchina, il cielo, le stelle, la cucina, la pulizia, il parlare e l'ascoltare possone essere espressioni d'arte, perciò arte loro stesse. L'arte implica che chi la produce rimanga stupito e stupisca; ma chi ci dice che non esista l'arte recettiva? L'essere umano produce il bello o il brutto, ma sa soprattutto riconoscerli.


Il male e il bene non esistono, esistiamo solo noi che continuiamo a nominarli spesso a caso.


Non ci si può fidare degli altri se non si ha fiducia in sé stessi.


Forza e debolezza sono solo due stati d'animo e biologici, si differenziano e variano a seconda di premesse determinative che spesso esulano dalla nostrà volontà, chi vuole migliorarsi non dovrebbe cercare di saltare troppo in alto.


Stupirsi di qualcosa spinge a dubitarne, sciogliendo il dubbio si nutre un nuovo stupore, che sempre porterà al nuovo sospetto e alla nuova meraviglia. Questo è un ciclo dell'eterno ritorno, così si fa respirare il cervello.


Aforismi del 16 ottobre 2009


Aforismi da viaggio

Le virtù irraggiungibili tali ad esempio saggezza, ignoranza dotta, amore, galateo, sapienza, capacità di meravigliarsi o fede; non devono essere cercate negli altri, non sono cose che possano essere imparate da altrui insegnamenti o modelli, bensì è necessario apprenderle da soli usando solo pratica e pazienza, senza mai perdere il proprio buonsenso.


L'uomo nasce libero e cresce circoscritto, e a lui solo tocca emanciparsi.


Sorprendere senza lasciarsi sorprendere equivale a bere vino senza offrirne.


La strada, il sentiero, è il mezzo, ciò che conta di più è lo scopo, ossia la direzione.


L'insultare del caustico non è un'arte, l'ironia priva d'offesa è un'arte!


Il fatalismo è semplicemente la capacità di accettare ciò che provenne, è e diventerà.


È molto più semplice fare astrazione che originare, comporre o amare.


L'innocenza è la qualità alegale di chi è onesto con sé stesso e gli altri, la colpa è la base di un sistema diritto; la giurisprudenza è fondamentalmente una dottrina negativa, si tratta di pessimismo e sfiducia negli altri.


Non bisogna recitare poesie, si deve leggerle il più in fretta possibile, quando si ruba l'ispirazione se ne prende il meno possibile per non disperderne, senza contare che non è bello derubare sempre gli stessi poeti; poche cose son relative quanto la poesia.


L'uomo occidentale vive nell'agio materiale, sfreccia lungo le strade e si vaccina, tuttavia vive nel disagio esistenziale.


La mediatizzazione è un livellamento fallace, la televisione è una fonte di conoscenza che illude e uccide l'umiltà di non sapere, la cultura pop è un utilitarizzazione dell'originalità.


L'originalità non dev'essere un fine, ma una conseguenza del pensiero critico, altrimenti è solo un indecoroso orpello dell'individualismo borghese.


Una poesia non è bella o brutta, piuttosto evoca il bello o il brutto.


Se dio è assoluto allora non bada ai particolare, se non bada ai particolari è imparziale; dunque un ipotetico dio assoluto è imparziale. Un giudice dev'essere imparziale, chi giudica imparzialmente non incolpa chi non prende parte e rispetta gli altri, se un improbabile dio giudice dovesse esistere allora basterebbe sapersi moderare e adeguarsi al mondo. È inutile voler comprarsi il paradiso, bisogna cercare in sé stessi il proprio eden, si dev'essere i giardinieri della propria coscienza.


Non importa essere ricchi, belli, intelligenti, amabili, coerenti, profondi o integerrimi; si dev'essere il più possibile concreti.


Aforismi scritti in treno il 12 ottobre,

cesare


Gossip d'una sera d'autunno

Quest'anno il mio compleanno ha per la prima volta una vera e propria importanza, infatti sancisce la veglia del termine di un giuramento autoimposto. Durante il capodanno dei miei quindici anni, vale a dire quasi sei anni fa, presi una decisione che agli occhi di chiunque può parere del tutto masochista. Scelsi di rimanere vergine fino al mio ventiduesimo capodanno a meno di innamorarmi, allora pattuii ciò, non credevo di potermi innamorare sul serio, qualche anno dopo invece è successo proprio questo, ma non mi sembra il caso di parlare di tale sofferto argomento, posso dire però che l'aver sbattuto a tal punto la testa cadendo dal mio podio mi abbia raffrancato nella mia scelta e abbia rinsaldato la mia volontà. Quando prestai questo giuramento pensai anche di nascondere questa scelta in tutti i modi possibili a tutti coloro che conosco, compresa, e soprattutto, la mia famiglia; nelle clausole di questo contratto mentale era incluso che il giorno del mio ventunesimo compleanno svelassi ai miei amici questo segreto, allora non volevo privarmi il sottile piacere di notare l'effetto che tale sortita potesse provocare nella mia esigua cerchia sociale oggi lo trovo stupido, ma così ho giurato così mantengo, certo non mi immaginavo che qualcuno nel frattempo potesse inventare un sito come facebook, che col suo potere di gossip non necessita neppure che io attenda che la voce si sparga. Compiendo ventun anni ho finalmente letto il Manuale di Epitteto e non mi vedo malaccio come apprendista stoico, nel senso filosofico del termine, tuttavia in questo testo esulo spesso i consigli di Arriano, per fortuna non sono un monaco, però questa lettura mi ha convinto a decisamente edulcorare questa sortita con dell'ironia, questa sconosciuta...

Comunque sia sono lieto che questo periodo stia giungendo al suo termine, anche se per due mesi e mezzo ne vivrò il momento culminante, quando era quindicenne ero veramente pirla, così da finalmente poter uscire da questo vortice anacronistico, un centinaio d'anni fa sarebbe stato molto più semplice e normale; dall'anno prossimo potrò emergere un po', ma non troppo, dalla mia atarassia, forse comincerete solo allora a conoscermi, perché in fondo sono in grado di parlare come scrivo e potrò finalmente rivalutare quel pochettino il mio codice etico e baderò un po' meno di voler sembrare meno sincero per non offendere nessuno, un apprendista filosofo deve accettare stoicamente (toh... si tratta di fatalismo simile a quello Jacques le fataliste et... / parentesi sciocca n°1) ciò che non dipende dalla sua volontà e l'opinione degli altri è uno degli argomenti chiave; comunque sia il gioco delle maschere non è così semplice come può sembrare ad un neofita; e alternare o livellare in continuazione il mio comportamento mi ha stufato (difatti è da qualche tempo, apertura del blog, che ho cercato di minimizzare questo atteggiamento), tanto è che da un anno circa esco il meno possibile di casa per sfuggire dalla gente, sono un po' ereutofobo (l'ho ritrovato in un Dylan Dog: significa letteralmente la paura di arrossire che porta al timore dei contatti umani, per questo forse non perdo mai l'autocontrollo, al massimo vedete tremare il mio mento, sono bravissimo nel reprimere le emozioni), lo sono praticamente sempre stato, ma fino a pochi giorni fa mi illudevo di essere solo un po' demofobo. Però non posso non aggiungere qualche particolare a questa rivelazione, beninteso fino a quando non sono passato dai centodieci ai novanta chili il problema di farmi passare per uno normale non sussisteva e potevo contare sul fatto di vivere nell'indifferenza, nella compassione e nel disprezzo altrui (non cercate di nascondere quello che pensate, sovente non ne siete in grado e i ''disadattati''(odio il polically correct) di solito capiscono queste cose fin troppo facilmente, poi lasciate fiorire i malintesi per i quali in seguito vi torturate; e non preoccupatevi, non nutro rancore contro nessuno, non mi abbasso a certi livelli e allo stesso modo i suddetti non fanno altro che disprezzarvi e definirvi giustamente o meno una masnada di ipocriti; perché la peggior cosa di tutte e la finta compassione, non c'è nulla che possa competere e ferire allo stesso modo, tranne forse il disprezzo di una donna; turbate meno la loro psiche e rinfozate solo il loro carattere ed è il male minore che si dovrebbe magari perseguire, non bisogna nascondere i propri pensieri o emozioni che dir si voglia, perché si nascondono o le cose brutte o le cose rare, e l'unico sentimento raro è l'amore; sto cercando di prendere atto di quello che penso e ciò impilca che devo smetterla di simulare compulsivamente, è malsano/ parentesi cattiva n°1) e ciò mi ha permesso di vivere senza dover dissimulare alcunamente per i primi anni. Cupido è stato l'unico incentivo che mi abbia mai spinto a tenere in considerazione il mio corpo, peccato che abbia colpito solo uno dei due bersagli, ma ce l'ho fatta, benché spesso in questi ultimi tre anni e mezzo sia stato trascinato, e alcune volte ho quasi ceduto, quasi fino al punto di infrangere la mia promessa (in Australia una fanciulla mi ha quasi violentato in un bagno per colpa del vino): sono ancora illibato, non è stato facile e ne sono piuttosto fiero; ma questo non potete capirlo logicamente, visto che la pensate in un altro modo sulla base dell'argomento. Ho sempre nettamente ignorato le opinioni espresse da più di due persone e spesso anche quelle di determinati individui, purtroppo ho una coscienza ipertrofica e non ho bisogno di troppi particolari per indovinare ciò che gli altri pensano di me, colgo l'occasione per chiedere scusa a tutte le persone alle quali ho dovuto mentire (facebook di sicuro non basta per chiedere scusa a tutti, ma sono pochi poiché di solito non mi serve dire bugie o menzogne) e pure alle donne di cui ho deluso le aspettative (sperando che il loro numero si avvicini il più possibile allo zero/ parenetesi sincera n°1). Tuttavia quello che però mi sorprenderà sempre dei miei coetanei è quella becera tendenza di considerare che un uomo che parla con una donna debba per forza provarci o essere frocio (oppure lei lesbica), se mi è concesso è un atteggiamento da primitivi privi delle più basilari capacità intellettuali, e da ipocriti nel caso questa regola valga solo per le donne appetibili (lo stesso ovviamente vale anche per le donne); dimostra in fondo che l'individuo medio è poco più che un risibile buffone; sono dei sessisti latenti e non hanno neppure sfogliato la bibbia, stupidi e incoerenti; troppa televisione al primo grado: scusate la sfuriata ben poco cortese e moraleggiante, ma questa non potevo non dirla. Forse sono un egoista o forse sono troppo testardo, fatto sta che non mi pento minimamente di quello che ho fatto (tranne di quell'ultima bugia detta a mio nonno che in fondo è una delle ragioni di questa scelta, pace all'anima sua/ parentesi sincera n°2), anzi che non ho fatto, come direbbe Schopenhauer nella sua arte di insultare la verginità è forse l'ultima forma di saggezza che abbia un valore (forse deriva dal fatto di avere ancora due segni zodiacali, e chi è nato nel mese della vergine ha due segni gemelli, perciò il ragionamento tiene/ parentesi insensata n°1), sinceramente non mi ritengo certo saggio, piuttosto sono un candido (o un babbo, in fondo la saggezza non si acquisisce con un certo quale ésprit de l'escalier morale? Ossia traendo costante, anche se a posteriori, lezione etica dal vissuto?/ parentesi moralista n°1): in effetti ho assimilato un insegnamento chiave da questa che per molti di voi è follia, ovvero che l'unico modo per pensare come degli individui è di distaccarsi senza mezze misure dagli altri e come direbbe il manuale di quei pazzoidi occuparsi solamente della Ragione che però deve accettare l'Irragione, per quanto sia doloroso; e non sono disposto a perdere questa ingenuità che sempre mi ha distinto da quello che i biechi arroganti definiscono volgo o plebe (mi distingue soprattutto da quei poveri suddetti arrogantelli ipocriti e senza spina dorsale/ parantesi cattiva n°2), che mi cavino pure gli occhi ma non sarò mai un subdolo, per quanto potrei primeggiare nel cinismo sincronico odierno (quello diacronico è di Diogene/ parentesi cattiva n°3). Così finalmente delucido il dilemma che alcuni di voi possono aver avuto; non sono un vero e proprio sociopate, né un complessato (anche se in effetti non ho ancora perso le maniglie dell'amore, ah, quanta ironia! Scherzi a parte non permettetevi di insultare le persone grasse, vi assicuro che può essere una maledizione terrificante, e se non mi credete, beh, andate pure a quel paese; perché solo i poveri di spirito si prendono gioco dei difetti fisici altrui, mentre gli impotenti insultano l'intelligenza altrui: vi ho messo parecchio tempo per capirlo ma il vilipendio è l'ultima risorsa di chi è frustrato, come giustamente dice l'inossidabile Schopenhauer nell'arte di ottenere ragione/ parentesi cattiva n°4), né uno snob (basti vedere come mi nutro/ parentesi moralista n°2), né tantomeno un omosessuale; desolato per voi ma in diec'anni di pallanuoto me ne sarei accorto, comunque di ''schermidori subombelicali'' è pieno il mondo; così potete anche capire che non sono omofobo, ma che per difendermi dai vari deleteri battibecchi da annoiate gentildonne inglesi ho dovuto far finta di esserlo, in realtà l'intero argomento mi è del tutto indifferente, vivi e lascia vivere è la base della mia morale. Sono proprio curioso di vedere i vostri volti in questi giorni a venire, e se dovessi ridervi sotto il naso spero possiate capirmi; ho un senso dell'umorismo molto fervido e certe rarissime volte mi è impossibile reprimerlo, d'altra parte avrò fino a capodanno per farmi quattro grasse risate. Sono voluto rimanere padrone assoluto della mia vita fino ad oggi e ci sono riuscito in pieno, non sono mai dipeso da nessuno e non ho mai lasciato che qualcuno dipendesse da me; oltretutto non sono particolarmente colto, so solo tre lingue e la mia intelligenza rientra nella media (non ho bisogno di test demenziali per dirlo, una trentina di quesiti idioti non potranno mai definirmi meglio di quanto non sappia fare io stesso, e vi consiglio di fare un pieno di autostima se ritenete il contrario per voi stessi/ parentesi moralista n°3) in fondo basta avere un minimo di volontà e autocontrollo: ma come direbbero i Beatles ''When I was younger, so much younger that today, I never needed anybody's help in any way. But now these days are gone, I'm not so self assured...'' (è il caso di dirlo: questa è saggezza pop/ parentesi insensata n°2). Adesso potete capire perché non mi vedete troppo in giro e per quale ragione non mi faccio mai sentire, avrei buttato via sei anni se avessi cercato di farmi sostenere dagli altri, senza considerare che sicuramente qualcuno avrebbe cercato di ''curarmi'' venendo a conoscenza del mio problema e non sono così cretino da considerare che forse qualcuno, o sicuramente qualcuna, non avrebbe potuto concretamente sospettare qualcosa, per quanto io sappia dissimulare e simulare (anche se ciò stride con la mia etica) efficacemente. Ho largamente dimostrato a me stesso di essere sufficientemente indipendente dalla realtà che mi sta attorno, ma è uno stile di vita che sconsiglierei al mio peggior nemico, se per caso ne dovessi avere qualcuno: la solitudine apre quello che taluni chiamerebbero un terzo occhio è vero, ma serve solamente a rendersi conto di quanto gli esseri umani siano peggio degli animali, almeno loro non cercano di giustificare l'assurdo con il ridicolo (questo devo averla già detta o l'ho letta qualche parte); inoltre vivendo così si cade cronicamente preda di noia e indifferenza, o accidia se preferite, si finisce col dissezionare le illusioni altrui per crearsene delle ancor più dedaliche (nel senso che si diventa gli architetti dei propri labirinti mentali/ parantesi pignola n°1); senza contare che è molto difficile vivere senza affetto per anni, considerate che non mi lascio abbracciare o coccolare per più di qualche secondo da quando sono diventato grasso (neppure dai miei familiari!) cioè dal mio arrivo a Cadro, fanno ben quindici anni... ed è per questo che mi ritengo ereutofobo. La solitudine è uno stato mentale, normalmente nessuno cerca di entrarvici ed è difficilissimo uscirne, è una landa desolata nella quale si impara a resistere agli stenti e dove lo spirito di autoconservazione finisce con l'occultare a tutti la propria sensibilità, si apprende a diventare impersonali e inauscultabili; le persone brutte, grasse, gracili, basse, più sveglie, ipersensibili, delusionali, psicolabili o semplicemente empatiche sanno di cosa parlo: chi invece nutre dubbi solo su ciò che lo circonda non può minimamente intendere quello che ho scritto e di conseguenza non potrà che considerarmi un pazzo o un esagerato, ma non c'è nulla da fare: ''le temps ne fait rien à l'affaire, quand on est con on est con!...''. Pochi di voi sanno cosa significa passare intere giornate a fissare le pareti della propria stanza (durante il servizio civile l'ho fatto più volte), o di essere lo zimbello della classe per diec'anni (doppiamente nel mio caso: grassezza e intuito), o di vivere escluso sistematicamente da ogni forma di vita sociale per settimane intere, o di sfilare lungo i bordi delle piscine (pesando come minimo venti chili più del dovuto) almeno tre volte a settimana, o di giocare diciotto ore di fila allo stesso videogioco (alcuni di voi lo sanno anche molto meglio di me XD) o di passare le serate fuori come eterno spettatore; dubito che molti di voi sappiano cosa sia il vuoto esistenziale, il rumore del silenzio (attenzione, non il suono, è dannatamente troppo generico), l'isolamento indotto praticamente forzato e in seguito il romitaggio sociale come scelta di vita: dipendete troppo dai vostri telefonini, dalle vostre comunità virtuali e dai vostri rituali collettivi; un tempo solo i figli di papà erano i veri bastardi decerebrati, oggi invece viviamo in una società che ci vizia al punto che persino i proletari hanno la puzza sotto il naso (il ginevrino dovrei essere io, mica voi, dico voi perché non ho amici ricchi, tranne disparate eccezioni/ parantesi al limite dell'inutile n°1). Ormai non ce la faccio più a recitare in continuazione, non ne posso più di questo gioco di specchi e dei silenzi carichi di sottintesi, il peso della mia condizione mi impedisce oramai persino di leggere, che per me equivale a non fare sesso (qui sono serissimo per la seconda volta, di nuovo pace all'anima di mio nonno/ parentesi sincera n°3); per la prima volta in vita mia sono contento di invecchiare di un anno e per la prima volta un capodanno sarà per me un lieto evento, non che io intenda festeggiarlo particolarmente avrò molto da fare in questi mesi, è da troppo che cammino per campi e ho perso il sentiero. L'unica cosa di cui mi pento l'ho già lasciata intendere, ossia l'aver influenzato altre persone lungo il cammino introspettivo che ho voluto seguire, so di cosa è capace la forza della delusione e quanto possa pesare l'umiliazione, non posso permettermi di aver inflitto a chicchessia il travaglio del quale mi sono vaccinato in questi anni, purtroppo ho una pessima memoria, se dovessi aver offeso qualcuno al punto che queste spiegazioni non bastino sono prontissimo a scusarmi di quello che posso aver fatto di persona. Finalmente ho potuto esprimere quello che non ho mai espresso e che ho finora lasciato intendere con troppa poca chiarezza, da oggi la mia vita non potrà che cambiare, ovviamente ci metterò un bel po' di tempo, ma d'altra parte non ho mai fretta; i frettolosi finiscono sempre con lo sfasciarsi il muso, io al massimo picchio contro i mobili; e magari ora riuscirò a smettere di fumare e a raggiungere il mio peso forma! Normalmente dovrei farcela applicando meno di un terzo della forza di volontà che ho impiegato fino ad oggi (frase decisamente poco stoica n°X). Ho detto quello che dovevo, ora, come si suol dire, chi può intendere intenda (anche perché non garantisco assenze di sgrammaticature), gli altri in capanna; questo per ricordarvi che se avete letto qualche passaggio del testo sentendovi tirati in causa è ora che vi rendiate conto che con le vostre ali posticce non potrete che precipitare nel mare Egeo avvicinandovi troppo al sole: ''natura deficit, fortuna mutatur, deus omnia cernit.''


Cesare


Al vento

Questa dev'essere capita da chi vuole intendere, perciò ho messo delle note di chiarimento.

Bianco il foglio nella sua nudità

rispecchia aspro dell'animo mio il vuoto

che stanco vaglio senza velleità, 

l'infimo torpore ormai non più scuoto

che d'esso avvezzo sono dell'orrore

che più non disprezzo ed anzi vi nuoto.

  

Dinanzi nulla e dietro sol dolore

che tetro annulla i passati piaceri

tal foglie prese dal vento incolore, 

e spento ignoro gli sguardi sinceri

che fuggo per scelta non per viltà

tal dardi li sento ferir viscèri[1].

Come dei cani indivelta lealtà

servo fui e sono d'un tacito patto

che ideale s'oppone alla rea[2] realtà, 

e par forse la visione d'un matto

che del pensiero perse la virtù

fiero resisterò ancor poco e ratto[3].

  

Sì vivo un sogno dei tempi d'Artù

però privo d'aurei cavallereschi

sfarzi dove tutto v'è tranne il tù, 

recito questi ruoli pittoreschi

da troppi anni cambio maschera lesto

e mi perdo in interludî fiabeschi.

  

È quasi finito il periodo mesto

che volli seguir per aver distacco

da un mondo che non ritenni onesto, 

ed ora sfinito attendo ormai fiacco

che passin le ore e nell'ingenuità

mia m'appresto al definitivo scacco.

 

2 ottobre 2009,
Ce


[1]    Licenza poetica :)

[2]    Significa l'accusata in memoria del mio omonimo Beccaria, ma forse vuol dire colpevole, non ricordo così bene.

[3]    Inteso come ripetizione del poco, per calcare il significato del tempo che deve ancora passare, mi auspico, il più velocemente possibile.


Fiera delle banalità

Una cosa che non riuscirà mai a capire è quella tendenza che ha molta gente di fare logorroidali e insensati discorsi sui grandi problemi della società, persone che spesso non sono neppure in grado di cogliere le sfumature di un tramonto che pretendono di trovare le soluzioni dei grandi problemi dell'umanità; quando in realtà non sono neppure in grado di individuarli. In realtà non c'è nulla di troppo complicato che meriti troppi giri di parole: l'essere umano è avido, questo è il fulcro della questione, il resto è una conseguenza di ciò o un problema minore, e di solito più facilmente risolvibile. La giusta domanda da porsi invece è perché? Qui di solito un cretino arriva col dire che fa parte della natura umana, se c'è una cosa che non sopporterò mai è questo utilizzo spregiudicato, da prete ipocrita, della coppia di sostantivi: naturale e innaturale. Con quale pretensione si può giungere al livello di considerare ciò che è naturale o meno? In campo scientifico fortunatamente è un nonsenso, visto che tutto ciò che è osservabile, teorizzabile e riproducibile in laboratorio sottostà alle leggi di natura, altrimenti avremmo scoperto dio e ne saremmo tutti al corrente. È in campo umanistico che se ne fa un uso scempioso, nessuno può pretendere di determinare ciò che è naturale e ciò che non lo è, e gli ultimi che dovrebbero osare tale affermazione siamo noi che viviamo in questi labirinti di asfalto e cemento.

Ma veniamo al problema, l'avidità è un attributo naturale nell'essere umano? Quello che posso dire si limita alla mia esigua cognizione della realtà: sostanzialmente credo che essa sia un effetto, che ovviamente deriva da una causa; la quale altri non è che il condizionamento imposto dalla società nella quale viviamo. È un argomento complesso, che include la psicologia per ciò che riguarda l'educazione e la sociologia per quello che riguarda l'indottrinamento culturale extrafamiliare. Io non sono né uno psicologo, né tantomeno un sociologo; tuttavia so osservare piuttosto bene, e il problema che puntualmente scorgo è riducibile ad un'ipocrisia di fondo. Semplicemente tutti sono ben d'accordo di considerarsi i felici membri di una collettività di individui uniti da un aureo ideale societario, però appena è chiesto loro di provare che la loro coscienza democratica è presente non ne sono praticamente mai in grado, sarà forse perché pochissimi hanno una coscienza democratica, nel più dei casi si tratto di uno spirito di clan. In realtà è facile fare bei discorsi, spessevolmente eruditi, ma ciò non toglie che il principale ideale collettivo, al punto che pare addirittura non esserne uno, è quello dell'accattonaggio, l'uomo è sempre stato un animale contraddittorio oltre che sociale, il massimo profitto alle minime spese; ma non illudetevi, non sto parlando di capitalismo, quella è l'utopia meno credibile di tutte, chi mai si priverebbe di qualcosa a cui tiene per il bene degli altri? Ci vuole una volontà eccezionale che io sinceramente non ho mai avuto, per fortuna bado soprattutto ai beni culturali. Un capitalista, un imprenditore, vede nei soldi il proprio benessere e perciò se ne appropria il più possibile, il problema è che la nostra società si basa sul mercato monetario, perciò i maiali di owrelliana memoria avranno sempre il potere fittizio, ma reale nella sua ferrea illusione, di un valore inventato qual'è quello della banconota. In fondo per risolvere i problemi del mondo basterebbe dare a tutti lo stesso salario, ma solo i dreamers alla John Lennon possono pensare a cose simili, in fondo è vero, come faremmo mai a privarci dei nostri ridicoli lussi? Per essere più concreti basterebbe smetterla di chiudersi in cerchie sociali, l'evoluzione dell'umanità lo dimostra chiaramente, gli squilibri societari, chiamiamole pure guerre, nascono sempre da cavilli ideologici, per quanto strumentalizzati dalle élites, tra fazioni di relativa grandezza: che si parli di tribù, clan, famiglie, città, nazioni, popoli, razze o etnie il problema è lo stesso; finché si nutrono dei pregiudizi di natura preclusionali che giustificano i conflitti, ovvero che portano a suddividere la società in sfere, è normale che si continui a litigare per assolute stupidaggini. Per fortuna non sono più un materialista da parecchi anni, sono uno steppenwolf da qualche anno e cerco di non essere mai il protagonista, per scelta inoltre esulo da qualsiasi gruppo o cerchia sociale; sono sempre stato convinto che l'unico male che esista risieda nell'aggrumarsi di tanti individui, quello che la lessicologia moderna (che vede tutto in grande) definisce massificazione. Ma non si tratta solo del fenomeno di ebetitudine delle folle, non è solo una questione di appiattimento culturale, ciò che mi rattrista è l'aleggiante ed insensato spirito di competizione che spinge l'individuo a vendersi; il voler eccellere, questa smania assoluta di voler essere il migliore, il più ricco, il più veloce, il più resistente, il più intelligente; ma siamo uomini o pavoni e che diamine?! Dove sono finiti gli stoici e gli umanisti? Oggi nessuno sopporta più nulla, appena la vita si fa difficile si fugge; ma siamo uomini o conigli e che diamine?! Ma persino alcuni educatori consigliano di inquinare la mente delle generazioni future con queste corbellerie da operetta, senza contare che è questo che ci viene insegnato a scuola e che la televisione continua a vomitarci addosso; si può essere così vuoti da voler a tutti i costi distinguersi dagli altri illudendosi di eccellere? È sin troppo triste, ma sono troppe le persone che la pensano così, basta vedere come pochissimi in realtà abbiano capito che lo spirito agonistico, come lo intendevano i veri saggi antichi, in realtà serve solo a migliorarsi nel proprio intimo; gli esibizionisti, coloro che come Alcibiade sono infantili, non possono capire ciò e continueranno sempre a comportarsi come dei buffoni, quand'anche cerchino di nasconderlo è impossibile non notarlo per chi non è stolto.

Torniamo al discorso di fondo; cosa distingue un individuo dall'inconsapevole ingranaggio biologico? È piuttosto semplice, si tratta della coscienza sociale, che null'altro è che un'estensione della coscienza intellettuale, che purtroppo si acquisisce solo con lo spirito critico, che nel nostro caso è la coscienza sociale, che è figlia della solitudine. Siamo animali sociali e come tali sin dalla nascita siamo integrati in una ragnatela di individui nella quale in fondo siamo intrappolati, la condizione del solitario è chiaramente ardua da vivere, vivendo riscaldati per anni attorno ad un focolare è difficile privarsene, ma è l'unica maniera che si ha per capire che tutto ciò che riscalda e illumina impoverisce la vista, solo camminando solinghi illuminati dal fievole bagliore delle stelle si impara a vedere nel buio. Abituandosi soltanto al corto raggio visivo offerto dai propri falò, è una sfera anche quella, si finisce col temere ciò che sta nel buio, e dalla paura nasce la diffidenza che si concretizza nel conflitto. È raro che qualcuno non conosca la solitudine, tutti sono stati al buio, ma normalmente si cerca sempre di avvicinarsi ad un fuoco, che sia quello vecchio o un altro, per non dover brancolare nelle tenebrose selve; ma chi non resiste alla sofferenza non può accettare che la sofferenza esista e la scaccia, l'utopia è figlia del benessere come lo è anche la distopia: sono entrambe dei sofismi che variano per complessità d'elaborazione a seconda della mente che le partorisce, possono avere connotazioni estetiche e filosofiche apprezzabili ma sono pur sempre illusioni, dei meri fuochi fatui.

La più sediziosa di queste utopie è quella dell'individualismo borghese, ossia quello che viviamo ogni giorno, non sono certo l'unico a notare l'ipocrisia che questo mondo occidentale rappresenta con i suoi vaneggiamenti. Soffro di una forma di intransigenza acuta, per me non esistono mezze misure per determinati argomenti: per esempio i giuramenti per me sono legge più di quanto non possa esserlo qualsiasi costituzione, oppure considero che la distinzione tra opinione e convinzione sia abissale (infatti ho pochissime convinzioni) o considero che scrivere dichiarazioni d'amore via sms sia la prerogativa di coloro che non potranno mai amare nel vero senso della parola (ti amo si dice il meno possibile e al limite estremo si può dirlo in una lettera). Ma divago, torniamo all'individualismo borghese, ormai non ha quasi più senso parlare di proletari e padroni, oggi siamo tutti borghesi e ci lasciamo tirare per il naso da una classe dirigenziale di notai e burocrati, un aristocrazia che si contraddistingue per la sua assoluta mancanza di rispetto per i precetti di libertà, eguaglianza e fratellanza; ma non dico nulla di nuovo o di epifanico, d'altra parte è sempre stato così eccetto per le variazioni estetiche, storiche e culturali. Il problema secondo me è che tutti ci riteniamo individui, persino gli aristocratici nella loro ebbrezza di controllo, tuttavia se Diogene non trovò neppure un uomo, io personalmente non ho ancora visto qualcuno che potesse definirsi un vero individuo; la libertà di pensiero è lo stato di perfezione interiore perseguito da ogni forma di filosofia o religione degna di questo nome, ma siamo a chilometri dal superuomo, nessun funambolo ha mai superato il ponte sospeso tra l'uomo e ciò che ne risulterà in seguito. Alla veglia dei miei ventun'anni sono giunto alla conclusione che l'anacoretismo non sia che una soluzione egoista, non troppo diversa da quella volontà di eccellere di cui ho già accennato, ovviamente è una via che dev'essere percorsa da chi vuole guardare oltre sé stesso e gli altri, ma ho già fatto i primi passi lungo questo sentiero e ho capito di dover allentare un po' il passo, la saggezza del viaggiatore sta anche nel guardarsi alle spalle, potrei trovarci appollaiato il nano di Nietzsche ma non potrei che conversarci come fa Zarathustra, e non solo attorno e d'innanzi.


À Beatrice

Le vol d'une hirondelle lointaine

planante sur l'horizon si légère

tu hante les ciels de ta beauté vaine

subtil mirage vision éphémère.


Incarnation divine jamais plaine

aérienne sirène d'un chant sincère

tu chavires en sourdine la laine

de mon âme ô charmante chimère.


Éternel de mes pensées t'es le soleil

évanescente lune de mes songes

tu vis mes journées tu habite mon sommeil.


Si belle sous un ciel au stratus vermeil

que sous un ciel d'un azur d'ailes d'anges

j'ai comblé le hiatus atteint le réveil.


Cesare Roland Cruciani,

15 septembre 2009